
La conclusione di un'idea
La caduta di una credenza non è il tonfo di un mobile della vostra cucina. Quando cade una nostra credenza, la persona che prima l'aveva risorge. Cosa non da poco. Ti avevano fatto credere una cosa: ora, comprendendo che non era vera e dunque il concetto nemmeno esiste nella realtà, sarei un individuo migliore. Questo significa che a quelli che ancora non l'avessero vista cadere (Ratzinger e gli altri), potremmo anche domandare preliminarmente: "Ancora? Siete ancora lì?". Questo dovremmo dire, non tollerare che alcuni possano anche vivere nel falso benessere di quella credenza.
Quando crolla una credenza, il singolo diventa maturo. Immergendosi in modo nuovo in una parte di realtà che non conosceva, è come se imparasse a nuotare. Il corpo, che prima non riteneva di poter galleggiare, ora assume una nuova posizione nello spazio. Quello era illusione, ma tu non lo sapevi e ritenevi che fosse realtà oppure che fosse bene credervi. Ora, iniziato a un nuovo mondo, non ritieni più quello non perché la cosa sia cambiata ma perché sei cambiato tu. La cosa è sempre stata 'non reale', ma per uno scherzo della evoluzione molti uomini la abbracciavano come tale e come fonte di benessere (terreno o ultraterreno). Ora, dopo che qualcuno spiega loro come stanno realmente le cose, si apre improvvisamente anche per loro una nuova fase della vita.
Quando cade un concetto, il singolo capisce improvvisamente che esso non è mai esistito. Nostri antenati lo ebbero in dotazione, come accade a bambini che ricevono una favola o una notizia non vera e nella loro ricettività molto ingenua ci credono. Oggi, con un cervello molto più sviluppato ed elaborato, un semplice ragionamento ti ha fatto capire che il concetto di 'solitudine' non esiste. Cosa vuol dire? In sintesi, vuol dire che eri soltanto tu a idearlo nella tua mente. Se ad esempio tu immagini dentro di te che gli altri ti vedano in un modo e questo non è vero, ugualmente... questa idea risiede soltanto dentro di te e la realtà la farebbe cadere. Se hai forza, entri in un nuovo ordine di idee nel quale il concetto erroneo non entra più nel tuo cervello. In verità, esso potrà ancora comparire brevemente ma tu sapendo che non ha alcuna consistenza lo ricaccerai immediatamente. I primi tempi, certo, dovrai avere forza.
Esiste una conclusione giusta per una credenza in qualcosa che non c'è o per un concetto inesistente? No. O è una e soltanto quella (e allora prima o poi, sarebbe accaduta soltanto questa caduta), oppure la modalità di caduta essendo varia non incontrerebbe alcuna legge e allora non potremmo nemmeno qualificarla. Se voi delimitate la caduta di un'idea, vi accorgete che quella caduta non fa altro che eliminare l'idea medesima dall'universo chi la aveva in precedenza. E' qualcosa che improvvisamente non credete più (e se poi dovesse tornare voi non ci crederete più ugualmente). Il momento in cui la credenza viene sconfitta non determina una conclusione definibile come 'giusta', perché la cosa o la persona che la fanno cadere operano soltanto come strumento o tramite. Quel mezzo è stato molto potente, ti ha convinto... e a questo punto tu smetti di credere a quella cosa. Che ti abbia convinto non è una cosa 'giusta', semmai è stata una cosa forte ed efficace. Quindi non esiste modo di qualificare la conclusione. Noi parleremo di quella conclusione (pensate alla caduta dell'Impero Romano, al crollo della credenza nella Befana come persona nella mente di un bambino, al crollo dell'ideologia comunista presso alcuni simpatizzanti ecc.ecc.) ma non potremo dire che sia stato giusto. Perché, al limite, anzi sarebbe stato più giusto che avvenisse in precedenza. Il solo fatto che ci interessa è proprio il fatto che ora finalmente è accaduto.
Una umanità divisa, in cui alcuni capiscono cose molto difficili, e altri (la maggior parte) non arrivano a comprendere nemmeno cose che per quegli altri sarebbero facili ha poco senso. L'esistenza di queste divisioni, che trova base anche in diverse caratteristiche all'origine, fa pura sociologia. Siamo, insomma, entro un campo fallace e illusorio in cui alcuni individui si siedono a un tavolo e scrivono: "In Iraq ci credono ancora 2 milioni, in Pakistan 1 milione e mezzo, in Francia 12 milioni, in Italia 7 milioni ecc.ecc.". Tutte le compilazioni basate su divisione degli esseri umani sono la più grande opera del genere 'diabolico' che sia mai stata compiuta sulla Terra, perché quando io esco di casa non percepisco la divisione tra i passanti che vedo. Vedo tanti uomini e tante donne: se parlassi con loro, avrei in dialogo cose diverse, ma mai mi viene in mente - se sono sano - che uno sia 'musulmano' e l'altro 'cristiano'. Quel campo fallace e illusorio determinerebbe mille differenze (uno è interista, l'altro è juventino, uno ama Bacharach, l'altro odia Bacharach ecc.ecc.) ma gli uomini non sono diversi per questo. E così chi si mette a scrivere che nel suo comune di 40-000 abitanti 12.000 ci credono e 14.000 no è come uno che non ha ancora ben chiaro quale sia la realtà e quale no. Davanti a lui, qualunque conclusione che lo 'migliori' è benvenuta, ma non sarà mai una cosa 'giusta'. Anzi, finché siamo vivi noi (per me, dico 2067) vedremo scalmanati del moralismo che ci urleranno: "Ma sei matto... quello stava così bene con la sua fede, che accidenti stai a dirgli? Lascialo pregare, per Dio!"
La conclusione arriva, per coloro che ci arrivano, quando ogni barriera a difesa della idea falsa è stata abbattuta. A quel punto, il singolo si trova in un nuovo universo privo di quelle barriere in cui anziché credere a 7.000 cose crederà a 5.900. Le 1.100 che non esistono più sono state definitivamente cancellate, e qui siamo come davanti ai file che vengono definitivamente estirpati da qualsiasi memoria del computer: nemmeno un programmino 'bestia' che resuscita quei file riuscirebbe più a trovarli. FAQ. Non è un reset? No, non è una formattazione, purtroppo. Ahimè, il cervello anzi si vedrà tornare quella maledetta credenza. Ma, avendola estirpata, sa almeno che non deve più prestarvi fede. Esso, come dicevo, non considera 'giusto' che sia accaduto questo. Voi non vedrete mai un computer rispondervi OK e compiacersi dopo che gli avete detto voi 'sì' alla domanda: "Sei sicuro di voler formattare?". Si annulla tutto, e basta.
La conclusione diventa così un fatto meramente 'storico', che ha senso per il solo fatto che è accaduto. Voi potrete festeggiarla, archiviarla, comunicarla, scriverla, raccontarla, telefonarla (grazie a quelli che lo fanno, con la mia URL), ricordarla, perfino dimenticarla. Ma non direte mai che sia (stata) una cosa 'giusta'. Anzi, se la ricordetete lo farete con un atteggiamento abbastanza normale. Magari penserete con distacco, qualcuno con simpatia, ai tempi precedenti. Ma quei tempi non esistono più, perché sono stati 'sconfitti' da tempi successivi. Come in altre epoche storiche, qualcosa di nuovo ha trionfato sulle spoglie del vecchio. Che sia accaduto, è ciò di cui racconteremo ai posteri. Che fosse cosa 'giusta', sarebbe al massimo un'altra idea e niente più. Se coloro che hanno festeggiato la caduta di un brutale dittatore dicessero anche che è stata una cosa 'giusta', direbbero un'ovvietà. Più importante, per loro, è il fatto che quella caduta si sia finalmente realizzata. Respirano aria nuova.
FAQ. Nemmeno il tipo di conclusione può distinguere ciascuno di questi crolli? Nemmeno questo, perché la conclusione qui è solo un 'non aver più in fede o in credenza quella cosa'. L'aria nuova è determinata solo dal fatto che anziché credere a 7000 cose ora credi a 5900. Ma, diciamo la verità: il 'come' di questa è già contenuto tutto qui, su Memoriale. Tu al massimo dirai: "Per sapere come crollò, definitivamente, la prima volta vai su www.memoriale.com". Quello potrebbe dire: "Ma nei motori di ricerca ho trovato poco". Tu risponderai: "Sarebbe ingenuo pensare che l'autore
di una rivelazione tanto importante vi sia presente come una Coca Cola
o come un attore. Contando la sua opera, è di questa che si dovrebbe cercare o trattare. Chi scrive si rivela per quello che dice, con la sua parola e non con il corpo fisico o le chiacchiere".
La conclusione arriva, per coloro che ci arrivano, quando una scoperta annulla ciò che si credeva in precedenza. Pensate a un crollo altrettanto clamoroso avvenuto in queste pagine: l'idea che farsi conoscere o diventare 'noti' fosse la base di ciò che in passato si definiva 'gloria' o 'successo'. Ieri, un direttore di quotidiano (che qui avete conosciuto bene) ha titolato: "Putin nomina premier uno sconosciuto". Anche lì, da restare trasecolati. Allibiti. Basterebbe dire a quello: "Venga... le presento Zubkov, così non sarà più uno sconosciuto per lei". Dunque, riprendendo il discorso, ciò che crolla come credenza finisce in un dimenticatoio che la persona non terrà più in considerazione (nemmeno se il pensiero, come accade, dovesse tornare). Nel frattempo, tuttavia, quella credenza persiste in altri milioni di persone che purtroppo non sono ancora arrivati a farla crollare. Ragionando in modo freddo, sarebbe naturale pensare che far avere loro quel crollo sarebbe una cosa 'giusta', però nessuno osa impegnarsi a farlo. In tutti noi, da secoli, perdura l'idea che alle cose ci si debba arrivare individualmente e sarebbe 'impositivo' collaborare per procurare il crollo di una idea falsa a una persona che ci crede. Mai si tende a pensare che sia cosa 'apprezzabile', considerando semmai prevalente il fatto che 'il mondo è fafto così'. Io vedo spesso persone che tentano di portare a Dio qualcuno, ma mai ne vedo che tentano di allontanare qualcuno da Dio. La cosa che più preoccupa è questa. La conclusione di quell'idea è ora contenuta su Memoriale e su questo sito, ma - come era prevedibile - non viene capita. Semplice, da arguire. Se non era stata trovata per 2.600 anni, non la si vedrà trionfare in 9. E così l'anno 1, seppure lontano, non lo è ancora talmente da poter dire che sia 'scandalo' non aver capito che Dio non è mai esistito. Anzi, tra i miei oppositori intelligenti c'è chi continua a dire: "Tutto può dire, ma non che sia stata la più grande bugia. Questo no". FAQ. Perché dicono questo? Perché la loro mente non arriva a scomporre e poi ri-comporre realtà. Loro direbbero: "Se fuori del nostro universo c'è qualcosa, come fa a dire che non c'è? Lui mica vive fuori del nostro universo!". I sacerdoti non amano che la logica invada il loro campo, perché loro pensano che la teologia sia un altro, cioè che non si possa mescolare le due cose. Siamo come davanti a quegli individui che anziché parlare di fisica e di letteratura, in un discorso unico, ti dicono: "Ora abbiamo finito di parlare di letteratura. Comincia l'ora della fisica". Davanti a individui che non comprendono, io vi dissi, c'è solo un metodo. Continuare a spiegare... continuare a spiegare finché comprenderanno. Altro modo non c'è. Colui che veramente si ponga un obiettivo importante dovrà (dovrebbe) avere una pazienza smisurata, giorno e notte, per far sì che anche gli stupidi lo siano di meno e si avvicinino in tal modo ai più intelligenti. Altro che governi, altro che incontri al vertice. Il vertice sarà quello raggiunto da voi, nel momento in cui - grazie a un'illuminazione - raggiungerete alcuni concetti abbandonandone altri. A quel punto la conclusione sarà più che giusta. Sarà l'unica, perché capirete che una parola significa solo una cosa e non cento altre.
Ciò che svanisce non torna. A 34 anni non ti viene più in mente che Babbo Natale esista. Esistono però persone di 34 anni che non hanno voluto sentire nemmeno questo, e così ripetono quella cosa ai bambini dicendo che 'fa bene allo spirito'. Come se lo spirito fosse una cosa separata da loro e non loro stessi. Quello che è curioso, dei sacerdoti, è che non compresero mai la parola 'spirito' per poterlo spiegare anche agli altri. E così la endiadi con 'santo' garantì loro il fatto di risparmiarsi dal doverla chiarire ogni volta. E' come se tu dicessi 'fuoco'. Magari dire: "Avere il fuoco della politica" vuol dire poco o nulla. Ma se dici 'sacro fuoco' della politica non hai nemmeno necessità di spiegare. Loro non avrebbero mai desiderato la dialettica di una conclusione dettata dalla ragione, e così non stupisce nemmeno che alcuni di loro dicano: "Ma una fine così non l'avremmo mai immaginata". FAQ. Dunque, almeno per loro, ingiusta? Sì, perché i colpi di scena ai teologi piacevano (e piacciono) poco. Questa categoria ha sempre vissuto di certezze. Avere ora addirittura un nuovo significato di dio è come minimo 'opera del diavolo'. Prima fatica sarà convincerli che il diavolo era proprio quello che dicevano loro. FAQ. Perché i colpi di scena non piacevano loro? Perché essi danno sempre luogo a un dominio della materia che loro non riconoscono.
La conclusione arriva, per coloro che ci arrivano, quando nulla sembra più sorreggere un minimo di impulso cerebrale. Però a quel punto tutti potrebbero dire: "Ci sei arrivato ora! Noi c'eravamo arrivati 45 anni fa. Purtroppo la società ci chiamava 'atei' anziché 'arrivati' e così nulla potemmo fare con gli altri". Il problema di una lingua che seguiva anche le cose brutte fu sempre assillante. Con essa, anche gli uomini da poco ebbero giovamento e sollievo. Pieghi le parole alla falsità che ti serve, e lo scopo è raggiunto. Per questi, non c'è conclusione che tenga poiché essi speculano proprio sul fatto che nessuno abbia mai imposto qualcosa. FAQ. E la conclusione di un'opera come queste, arriva in che modo? Arriva nel modo più semplice, ancora una volta. Se io non tornassi più su queste pagine, questa sarebbe l'ultima frase.
Pagina pubblicata originariamente il 14 settembre 07 sull'INFO dell'autore - Ripubblicata su questo sito, leggermente ridotta, il 25 ottobre 2009