Le caratteristiche di uno show

Alcune suggestioni nel mondo dello spettacolo


Festival di canzoni. Cosa dovrebbe essere (I)
(16 gennaio 2010 - In italiano)

L'idea del festival, per le canzoni, era gią una cosa in pił e forse superflua. Ma se la manteniamo nel tempo, occorre comunque adattarla a quello contemporaneo.


Festival di canzoni. Cosa dovrebbe essere (II)
(17 gennaio 2010 - In italiano)

Non abbiamo una televisione all'altezza dei tempi, nelle formule.


Le caratteristiche di uno show
(21 gennaio 2010 - In italiano)

Negli ultimi anni si pensava pił che altro a far ridere e ad attirare il pubblico a casa. L'esigenza delle grandi cifre all'ascolto pian piano fece distrarre tutti rispetto alla qualitą, che comunque dipendeva da un'oralitą brillante. Gli ospiti poi non evitavano la cosiddetta 'promozione'.


La perdita della oralitą
(23 gennaio 2010 - In italiano)
(questo video si apre con 'L'infinito', di Giacomo Leopardi)

Con le televisioni commerciali noi ci allontanammo da quell'universo teatrale della oralità che a lungo aveva accompagnato la nostra vita. La televisione dei primordi ancora ne portava una grande traccia. Ma a lungo andare gli studi televisivi sono diventati un luogo per interviste, dalla mattina alla sera.


Lo show con il marchio della felicità
(1 febbraio 2010 - In italiano)

Perfino le parole ci comunicavano un messaggio, in quel momento. Eppure gli uomini mai intuirono di vivere in un medesimo contesto che associava tutti. Anche lo spettacolo ne risente, nel bene e nel male. Nel senso di scorrevolezza, dopo il pathos del 1987 oggi rievochiamo la serenità del febbraio 1985. FAQ. Qui s'ode un microfono schiarirsi la gola. Fate come me: prendeteli come rumori di consenso, del genere di quelli di un cane che abbaia per partecipare anche lui alla gioia del padrone. Io lo sfioro, lui reagisce.

Quindi ogni edizione del festival aveva un significato esoterico? Proprio così. L'insieme delle caratteristiche oggettive, combinandosi con quelle individuali, dava luogo a una differente edizione di anno in anno. Naturalmente, alcune risultano abbastanza simili tra loro perché vicine e all'interno di un medesimo ciclo (68 e 69, 75 e 76, 86 e 87 ecc.ecc.). Ma di ognuna potrei raccontare una storia segreta. Facciamo un paragone, per capire meglio. Calza bene un paragone nel cinema. Un sequel si fa in teoria quando le cose, essendo andate bene, si presumono promettenti anche una volta successiva. Il regista fece, senza accorgersi, un capolavoro in quel lontano 1958. Quando gli sceneggiatori rimisero mano all'opera, 29 anni dopo, ne ricavarono un film brutto e non riuscito. I sequel, otto volte su dieci, sono film di bassa qualità. Il motivo è sempre il medesimo: diverse condizioni di spazio e tempo non danno più la pietanza originaria. E' come quando voi riscaldate un minestrone la sera. Non sentirete più l'aroma e i sapori del mattino. In quelle due volte su dieci in cui riesce bene o addirittura meglio del primo, si osserva il medesimo principio entrare in azione in un modo molto significativo: gli autori hanno fatto una diversa edizione, che porta caratteristiche perfino più felici dell'altra. Ogni volta noi troviamo nel cosmo stesso una diversa edizione delle cose che facciamo o degli incontri. E difatti il ricordo sarà diverso.
Qui, è interessante notare come a molti fosse sfuggita la vera natura di questa manifestazione: se voi ripetete ogni anno una manifestazione musicale è come se faceste un sequel. E dunque affronterete ogni volta l'incognita della riedizione, che si svolge in circostanze diverse di spazio-tempo. Nel complesso, per quanto possa sembrare strano, quella media verrà rispettata: ogni dieci edizioni del festival solo due risulteranno abbastanza o molto riuscite. MIracoli non se ne fanno, nemmeno qui. Salvo, come dicevo, rinnovare integralmente la formula.

Come volevasi dimostrare

L'iNDICE DI TUTTI GLI INCONVENIENTI REGISTRATI NELL'ULTIMA EDIZIONE: a) Sistema di votazione farraginoso e inconcludente, passato prima per una giuria demoscopica, poi per il giudizio del pubblico unito a quello degli orchestrali (?) e infine ricominciato da capo con SMS e telefonate intorno alla mezzanotte; b) Conduzione in tono casalingo e con divagazioni casereccie; c) Ospiti poco aderenti al contesto e alle possibilità offerte da quel palcoscenico; d) Mancanza di un vero intrattenimento: alle canzoni, rigidamente succedutesi in ordine, si alternavano interventi già preparati di ospiti vari; e) Mancanza di un vero disegno scenografico, nello spettacolo; f) Immissione di un trio di cantanti, messi insieme per motivi inspiegabili; g) Mancanza di un progetto nella selezione, che corrispondesse alla dicitura 'canzone italiana'; h) Interventi dalla platea mirati unicamente a scopo pubblicitario o promozionale.
In questa edizione, erano ospiti: a) Una giovane con il corpo nudo, coperto solo da una chitarra (?); b) Un giovane guitto italiano, accompagnato da una corte di ballerine, e annunciato come una star dell'India (?); due cantanti americane; una signora britannica che cantava, appena uscita da uno show britannico; un calciatore italiano (?); l'allenatore della nazionale di calcio italiana, che non aveva nemmeno uno spazio (?). Questo hanno visto i nostri occhi. E che altro si può dire, al di fuori di un disastro? Con tutte le presenze che avrebbero potuto dignificare le serate (dal teatro al cinema, dalla commedia brillante al cabaret, dalla docenza all'editoria) abbiamo avuto questo.


Il feticcio degli incassi
(4 febbraio 2010 - In italiano)


A cosa si era ridotto un quotidiano
(30 maggio 2010 - In italiano)

Affrontiamo alcune questioni. Il giornalista che scrisse un libro sul disastroso ritorno dello Stato nell'economia italiana aveva scritto egli stesso un libro disastroso, perché senza una struttura, senza un ordine, con argomenti alla rinfusa. Non si leggeva. E il di tutto un po' finisce regolarmente nell'usato, dopo appena due o tre mesi. La pagina del cardinale serve naturalmente quel pubblico di persone indietro di 100 anni. Allora sarebbe nostro dovere insegnar loro a vivere oggi. Le formule auto-referenti (Non faccio quello) vanno bene solo quando c'è grande pressione (esempio: Fazio nel 2005). Altrimenti, 'notizia' non esiste, perché non è notizia dire che 'uno non fa una certa cosa'. Qui abbiamo passato 30 pagine senza trovare una sola notizia di ieri, cosa per la quale un quotidiano esce ogni 24 ore.


Cosa sarebbe stata
(3 giugno 2010 - In italiano)

La stampa, in altre condizioni, sarebbe stata una grande cosa oggi. Se fosse stato mantenuto un ordine interno, una formazione degli individui, un apprendistato sulla lingua, una selezione vera, oggi avremmo davvero una professione. Invece: in sede locale, si prende per gli annunci di morte e per gli spettacoli. In sede nazionale, è come un caffè del mattino. Ma chi entra in una redazione (cosa resa impossibile da loro stessi) trova uno scenario qualunque, caratterizzato da un'assenza di moti interiori. Non si correggono tra loro, non commentano quello che fanno, e il direttore nemmeno guardava quello che andava in stampa. Ma in origine era o no una cosa bella? Lo era, lo era. Poi un progressivo appiattimento sulle notizie dei governi e dei parlamenti lo ha reso come un 'bollettino delle istituzioni'.
P.S. In questo video parlo di un numero esorbitante di ritagli dalla stampa. Non era da intendere letteralmente: nessuno avrebbe trascorso tanti anni a fare quell'esercizio. Qui la mia frase si riferiva a 'ritagli' metaforici (ricordi, archivi vari, passaggi memorizzati ecc.). Non l'avevo chiarito subito perché pensavo fosse chiaro.