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TEACHINGS FOR A NEW ERA - On languages |
Vi ho dato una nuova definizione di 'lingua'
E ho cercato di spiegare cosa e come dovremmo parlare
(HD) - The machine dated the tickets, while language made us say other things
(July 28, 2009 - In Italian)
FREQUENTLY ASKED QUESTION. So what's the reason why the language you speak isn't likely to incorporate the most appropriate word for the concept? This is the core of the problem. The case I just described in the sixth video seems to tell us just about the domain, since several verbs come to our mind with a frequency that overshadows any other option. And there's nothing I could do if I wanted to make them say 'date' or 'punch' or other verbs. So it is a matter that parallels the life itself and runs on a self-contained path. Here's what the domain is. No linguist had ever thought of this separate world that is everytime exploited by the human beings but can never be influenced or really controlled by them.
Personne n'avait donné cette définition
(September 2, 2009 - In French)
Back to France, tonight. These videos are being made often without make-up, without any preparation. I appear in them just the way I am at the moment. FAQ. It may sound strange, our need of a true definition after centuries. Yet this was never said, before. It's what I simply announced on the August 15 video when pointing out to you that no synthesis in the last century had really struck home. FAQ. Many people making an objection to your remark? Yes, many of those who listened to that video found it unbelievable. They had never thought of the substantial lack of a definition fully explaining what languages are. FAQ. So when you speak French, like you do in this video, you do find yourself inside a forest, a universe of sounds... Right. I'm not moving from another area. I'm temporarily living inside that universe. Suddenly, one woman from Spain appears on the terrace... and I'll quickly emit sounds in a different way after entering that different area.
(HD) - Languages are not means of communication
(September 3, 2009 - In English)
Partially in the open
Try to pinpoint what enables you to have an outside connection. Languages are not means of communication, although sometimes they can help you establish it. And when you perceive feelings or ideas at a distance (telepathy) you're never catching words. You'll catch feelings and ideas, while establishing a connection. This is very significant. When can telepathy convey words? This almost never happens. It may be only sort of revelation, made with single units. Think of a solution of a puzzle in a word. Saying that communication is not achieved through language may cause some stir. Did you mean that we've never known there are different channels? This passage can be interpreted as a revolutionary change in our way of life, provided that we're able to affect the recipient in a different way. I can't figure out what kind of channels help us communicate. I'm sure that one's charisma is an innate gift or that the best teachers know how to win their pupils over. The greatest communicators have always used language so far. The point is that their success is not related to their speeches. Nobody in the world has ever been awarded a prize for his speeches. When the other is fascinated it isn't necessarily because he catches what you're saying. You'll notice amid the audience of listeners faces graciously swaying, like hypnotized by a secret charm.
TRANSITIONS DEVOURING EDGES. Some pointed out a strange effect at the end of the scene before the gate. The audio track contains a word (meanings) that the your mouth didn't seem to emit. Yes, it's a technical detail. Not a new one, anyway. A frequent event both at the beginning and the end of a single take that is meant to be included in the middle of an editing work. When a video consists of several shots, whose 'edges' are cut, the synchronization of the audio file may not be perfect.
Per gli Italiani. Quando si monta un video con transizioni, cioè con stacchi intermedi, può accadere che per una lieve sfasatura di immagine la prima o l'ultima parola ('meanings', in questo caso) non risulti uscire dalla bocca.
PER CHI NON HA CAPITO IL CONCETTO. Secoli fa si formò un suono (esempio: fuoco, altrove fire) in associazione a un concetto o a un oggetto reale. Questo battesimo (parola), in origine fatto realmente meraviglioso, era un fatto di identificazione e non di 'comunicazione'. Voi con un treno mettete in comunicazione una regione con un'altra e vi trasportate merci o persone. Con un cellulare formate un numero per mettervi in comunicazione con il titolare di quel numero. Dunque, treno e telefono sono mezzi di comunicazione (il primo, anche di trasporto). Con la lingua, la comunicazione è soltanto 'possibile'. Può stabilirsi, in presenza di certe condizioni. Questo esclude l'esistenza di una definizione della lingua come 'mezzo di comunicazione'. Non nacque per quello. I segnali li avete tutti i giorni: una persona di Pechino non riesce a stabilire un ponte con una di Urumchi o di Madrid; una persona arrabbiata si calma con un farmaco ma non con le parole; una persona in coma ritorna in vita sentendo una musica ma non le parole, ecc.ecc. Tutti casi in cui la lingua non comunica, cioè non è veicolo di qualcosa. Le parole hanno significati, esprimibili all'esterno, ma non compiono viaggi significativi nel presente. Noi, parlando, rispettiamo quel battesimo ed emettiamo suoni per esprimere concetti. Ma l'espressione orale o la scrittura di per sé non sono fatti di comunicazione. Se lo fossero, dal 2001 non avremmo più riti cristiani perché sarebbero bastate le mie parole (Memoriale) per farli cessare. FAQ. Tu hai detto però che in alcuni casi è possibile. Quando? Quando chi parla stabilisce realmente un ponte con la persona che ascolta. Stabilire un ponte non significa solo far capire all'altro quello che si intende dire (questo era l'equivoco generale). Un ponte si stabilisce quando la lingua unisce le persone e porta qualcosa da un punto a un altro, come del resto avviene con la telepatia o con la trasmissione di energie. Quando succede, significa che non sono state soltante emesse parole ma si è mosso (nell'etere) qualcos'altro. FAQ. Ci sono conferme sperimentali a quello che dici? Un'infinità. Prendete il caso più classico, moglie e marito che si separano dicendo: "Tra noi non c'era più comunicazione". Eppure loro intendevano quello che si dicevano a vicenda. Eppure parlavano come avevano fatto anche nei primi giorni di matrimonio. Ma evidentemente mancava qualche altra cosa.
Why do they keep speaking that language?
(September 4, 2009 - In Italian)
In the dark, after 8.30 pm
C'era una necessità? Sì, era quella di verificare sul campo se la mia prospettiva (creazione standard uniforme per i due tronconi della penisola entro 20 anni) era realistica. Il risultato da comunicare è deludente: le ultime generazioni non sentono questo argomento e, salvo che apprendano una lingua per la professione, si limitano a recepire passivamente la parlata locale. Nelle scuole non si cerca mai di compensare le carenze familiari. Il video termina dunque con una nota di rammarico: nemmeno i letterati e gli intellettuali sembrano sentire questo (la uniformità, in alto, di un idioma nazionale) come un problema, mentre parlare una bella lingua è un bel biglietto di presentazione. Agli studenti ancora oggi non viene insegnato che le parole hanno regole precise di emissione nelle vocali e nelle consonanti. Questo viene fatto solo nelle accademie teatrali o nei corsi individuali per speaker, e così la intera popolazione vive la lingua solo come un fatto casuale. Parlare la lingua del luogo, dicevi, è una funzione socializzante. Certo. Lo è, per nascita, quando ricevi già quella lingua in famiglia. Lo è, per acquisizione, quando parli come loro dopo esserti stabilito lì. Trattandosi di un universo fonico interiore, gli individui accedono ai fenomeni più disparati. Naturalmente, anche qui... dall'emissione ti accorgi di tante cose. E in parte ne trovi anche nel tema natale. Il punto-chiave del video è la conferma della tesi già prospettata: la bellezza di un'eventuale uniformità della lingua nazionale. Qui molti si chiederebbero perché. La risposta ha a che fare con il sistema. Se diciamo 'nazionale', già parliamo di un'entità unificata. E quindi più le cose sono uniformi più si possono qualificare come 'nazionali'. Se sono varie, come in questo caso, non possiamo che ribadire ciò che dissi due anni fa parlando di inesistenza di una nazione. Chi ancora oggi sostenesse che una nazione-Italia non è mai esistita non avrebbe tutti i torti. La realtà mostra ancora oggi un semplice coacervo, anche dal punto di vista sociale. E così dal 1861 è come se fosse passato un inutile periodo di 150 anni. Se nel 2009 un residente di Trapani parla emettendo suoni in un modo completamente diverso da uno di Trieste significa che in quel senso abbiamo fatto poca strada. Pensate anche alla differenza tra quella frase da me udita a Roma e la stessa frase come verrebbe detta a Cagliari. Uno che viene da fuori potrebbe domandare a tutti: "Scusate, in tutti questi anni non avete nemmeno appurato come si dice quella frase?". La diversa articolazione interna di una frase è un fattore di non-aggregazione? Più che altro è un fattore di non-omogeneità. Socialmente funziona come una targa di automobile degli anni '70: chi domanda un latte macchiato nel modo sardo viene immediatamente riconosciuto in qualsiasi punto del territorio nazionale.
PER CHI NON HA CAPITO. Chi parla una lingua locale e molto riconoscibile ha assunto passivamente da ragazzo un eloquio già in circolazione da lungo tempo e lo ha mantenuto da adulto o per mancanza di stimoli, anche professionali, o per eccessivo accomodamento della personalità. Essendo la lingua un fenomeno espressivo inserito completamente nella comunità, parlare quella in uso nel luogo fa pensare all'individuo di socializzare. Ecco perché quasi tutti si vergognerebbero di parlarne una diversa nel proprio ambiente. Perché parli così?, gli domanderebbero. Chi è a Dallas si abitua fin dall'infanzia a parlare una lingua che è riconosciuta come quella (prevalente) di Dallas. In realtà, se fin dall'inizio gli Stati si fossero curati del linguaggio parlato essi avrebbero anche insegnato a scuola le regole e imposto a tutti un medesimo standard. Non facendolo, gli individui sono rimasti a parlare 'lingue del luogo' e così ciò che chiamiamo 'lingua nazionale' è solo quella scritta.
Those still obeying an old-fashioned demon
(5 settembre 2009 - In italiano)
Ma cosa avrebbero dovuto fare? Imparare a parlare la lingua che sentivano. Invece loro guardavano la TV ma una volta spentala continuavano a parlare la lingua del luogo. Questo mi diede sempre da pensare. Dopo che uno vede 30 o 40 anni di TV non si può pensare che non ne sia stato pervaso in qualche modo. Certo, dipende anche da una capacità individuale. Ma si cerca in ogni caso di migliorarsi. Dar retta a quel dèmone, che installava anche rapporti di forza e false suggestioni, avrebbe fatto restare indietro la civiltà.
Un'errata estensione di un termine
(30 gennaio 2010 - In italiano)
Possiamo utilizzare la lingua con ampie concessioni alla metafora e all'allargamento semantico. Ma in alcuni casi possiamo incorrere in errore, quando la parola essendo richiamata per una natura diversa da quella sua propria esce dal dominio. Dall'inglese 'recall' si formarono i vari 'rappel', 'richiamo' ecc. Ma un'azienda non richiama un prodotto già sul mercato, anche perché il prodotto non fu chiamato una prima volta da qualche parte. Dunque il lancio 'tecnico' di questo verbo, in qualsiasi lingua, è errato. FAQ. Many would say that in English it's a common definition. When a company asks that a product on the market be returned there's only one word. I think this is a business license belonging to the English language, where it really sounds. When we convert it into Italian or French, we can't help feeling a sense of alienation in the word itself since it was originally made for human purposes.
La funzione reiterativa
(24 febbraio 2010 - In italiano)
Reiterare aiuta la memoria, in quanto assicura una più probabile e stabile memorizzazione dei contenuti. Noi potremmo anche spiegare una cosa con termini differenti, ma se vogliamo farli installare nella mente di chi ascolta o di chi legge la ripetizione con le medesime parole (come del resto accade nelle preghiere, nei versi della poesia) appare ancora oggi la più efficace. Ecco perché, potendo disporre di un mezzo potente come un computer e degli editor di testo, io stesso preferii a volte reiterare il mio pensiero nello stesso modo in cui lo avevo fatto in precedenza.