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TEACHINGS FOR A NEW ERA - Tempo |
Il tempo che noi pensiamo 'trascorrere' è nient'altro che l'esistenza di materia
Chi nasce in questo momento dunque, in quanto frammento di universo, è questo momento stesso
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LA C.U. (THE ONLY CONCLUSION) NEL 'PARADOSSO DEI GEMELLI'. In astronomia, è sempre valso un dogma secondo il quale tempo e distanza sono collegati. Finora il comportamento di ciascuno era costante nel seguire ciò che si era sempre detto. Anche nel caso dei gemelli, noterete che per almeno 70 anni si ebbe paura ad intervenire. FAQ. Oggi, piuttosto che smentire quella storia, gli astronomi preferirebbero dire che non si può dimostrare. Perché? Cosa sembra molto strano? I fisici si stupiscono nel pensare che un viaggio a quella velocità lasci l'inter-tempo quasi invariato dopo un lungo percorso. FAQ. E invece? E invece proprio un ragionamento teorico smentisce il paradosso dei gemelli. Un percorso lungo è formato dalla somma di un gran numero di segmenti (=ogni secondo che passa, proiettati in un punto distante 300.000 km.) che alla fine (esempio: tre mesi o tre anni dopo) non cambia il sistema iniziale di riferimento. Quello esterno non può cambiare. Quello del sistema di riferimento dell'osservatore, naturalmente, a quella velocità si limiterebbe a trasportare 'inavvertitamente' qualcosa nello spazio. Qualsiasi destinazione venga raggiunta a quella velocità lascerebbe l'ipotetico viaggiatore nel medesimo Universo. La differenza biologica si ha soltanto nella sospensione dei processi fisiologici. Dopo 10 minuti di percorso a 290.000 km. al secondo è come se il passeggero avesse messo in letargo il corpo. Siccome questo si potrebbe fare solo per una durata limitata, ecco che l'interesse della storiella (se fosse reale) sta solo nel verificare quanto resisterebbe in vita un corpo umano proiettato a quella velocità. Tutto qui. Ancora una volta, il ragionamento più semplice chiudeva l'intera questione. Se l'astronauta tornasse, egli si limiterebbe a constatare che tempo risulta poiché a bordo non poteva essersi accorto.
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